cane strabico

Elegia in onore dell’autore minchiafentasy

Prima di iniziare un viaggio allucinante ai limiti del becero è doveroso fare un paio di precisazioni. Il Taccuino di un giovane cinghiale doveva essere una rubrica su una rivista online, nella quale scrivere di letteratura senza alcun freno inibitorio. Purtroppo è stato deciso di abortire la cosa, dal momento che il tono utilizzato era forse troppo forte per le anime sensibili.

scrittore con gatto

Scrittore ubriacone con gatto. Sempre lì attorno si gira (solo che lui è l’unico e inimitabile Buk)

Mi riallaccio a un personaggino da niente, tale Bukowski, che nell’introduzione a “Taccuino di un vecchio sporcaccione” – da cui avevamo mutuato il titolo della rubrica – scrive una cosa meravigliosa:

Non era mica un pezzo con la tensione o l’attento lavoro di cesello necessari per scriver qualcosa per l’Atlantic Monthly. Non era nemmeno necessario aprire i rubinetti di un giornalismo piatto e insulso. Non c’erano pressioni di nessun tipo. Bastava semplicemente mettersi a sedere vicino alla finestra, alzare la lattina di birra e lasciare che il pezzo venisse fuori da solo. Tutto quel che voleva arrivare, arrivava. E Bryan non mi ha mai ostacolato.[…] Pensateci anche voi: totale libertà di scrivere qualsiasi cosa che vi passi per la testa.

E la libertà è bella, la libertà è una femmina che ti fa perdere la testa. Cercavo quindi solo un pretesto per pubblicare il mio pezzo sullo Smilodonte.

Fatalità, il pretesto è arrivato da un post del buon Alessandro Iascy – testa fina della letteratura di genere e fondatore di Andromeda e Heroic Fantasy Italia – che faceva dell’ironia su quello che lui chiama autoreminchiafentasy (definizione che non posso fare a meno di condividere)

Taccuino di un Giovane Cinghiale: elegia in onore dell’autoreminchiafentasy

Che poi, anche sul giovane si potrebbe discutere. Perché a quasi quarant’anni sono ancora un imbecille, in virtù di una società che ci trasforma tutti in eterni adolescenti e – siamo onesti – gli adolescenti fanno schifo.
Fanno schifo perché ci ricordano la parte peggiore di noi, quella che esisteva ancora prima che un lavoro o il mutuo da pagare ci trasformasse in merde infelici. A questo punto, una volta almeno, si diventava adulti. Noi no, abbiamo scelto un bel limbo dove rotoliamo come maiali, immersi nel peggio di entrambe le situazioni.
Siamo un’umanità in fuga e per umanità intendo solo il primo mondo, perché chi sta nel fango a spaccare le pietre il tempo per masturbarsi con i romanzetti fantasy e la retorica dell’orco e dell’elfo non ce l’ha.
E a un libretto fantasy scritto attraverso l’esperienza del gioco di ruolo preferisco il romanzo d’evasione alla Wilbur Smith, almeno lì trovi qualcuno che si pulisce l’uccello sulle tende dopo aver scopato.

pelle ricoperta oro

Ve l’ho già detto che sono ossessionato dall’oro?

Sento già il coro di ragazzine venute su a manga e Troisi che ululano vendetta, che vogliono la mia pelle per aver osato sostenere una tesi simile. Venite bellezze, vi aspetto a casa con un fucile in mano, nudo e ricoperto di glitter oro. Chissà che non finisca in sudore e sperma.
Io non odio il fantasy.
Ho letto tonnellate di fantasy. Ma ho letto anche un sacco di altra roba. E ho capito una cosa: di fantasy scritto bene ce n’è pochissimo. Quel poco che c’è deve essere letto, ma il resto è poco più che carta straccia.
Tutto questo giro di merda per collegarmi a un aspetto fondamentale della scrittura, ovvero la lettura.
Altro coro incredibile che si alza. Sento le voci dei giocatori di ruolo adesso, oltre a quelle delle ragazzine truccate da panda. Ma noi leggiamo tantissimo!
Rettifica.
Leggiamo tantissimo fantasy.
STOP.

Cambio d’inquadratura.
Giorno, interno.

scottecs fumetto cane aaah

Prontooooneeee! Sto scrivendo il mio capolavorone fantasoneeeeee! (peraltro Sio e io abbiamo frequentato lo stesso liceo. Dev’esserci qualcosa nell’aria che fa brutti scherzi)

Io e Gervaso (il nome è di fantasia, e allora che sia un nome del cazzo – non me ne vogliano i Gervaso là fuori, prendetevela coi vostri genitori) siamo in una stanza. Io e Gervaso non abbiamo nulla a che spartire ma la vita è imprevedibile, e capita pertanto di trovarsi in situazioni curiose, come quella volta che sono finito a bere grappa fatta in casa con quattro albanesi. Per farla breve, Gervaso mi presenta dei fogli spiegazzati, una sinossi per un romanzo fantasy scritta a quattro mani con un suo amico. Ora teniamo presente che siamo in veneto e che abbiamo un rapporto piuttosto disinvolto con le divinità egiziane. Il testo presentava numerose invocazioni ad Anubi tra un errore grammaticale e l’altro, e questo era l’aspetto migliore del tutto. Leggevo e pensavo al povero scoiattolo che aveva perso la casa per permettere quello scempio di carta. La trama, perdio, la trama! Un’accozzaglia di luoghi comuni, esperienze da gioco di ruolo, viaggi dell’eroe iniziati, abortiti e poi ripresi che affogavano in un mare di citazioni di genere. In pratica era una sega sciatta e fatta male, come si potrebbe ricevere dalla spogliarellista cinquantenne del night di quartiere.
Gervaso legge. Gervaso legge fantasy, ma non sa chi è Maupassant. Non sa chi è London né Marquez. Non conosce Borges o Calvino, né ha mai letto Faulkner, o Steinbeck. Singer, Salinger, Dostoevskij.

Eh, stronzo – direte voi – citi i classici.

Già, cito i classici. E sono ancora più carogna, mi metto a citare anche la letteratura di genere. Non ha letto Ellroy né Bunker. Lansdale, Palahniuk, Murakami e chissà quanti altri. Lo sapete che potrei andare avanti per ore. Lo sapete. Vi lascio il beneficio del dubbio, forse ha letto Poe e Lovecraft. Forse, e dico forse, ha letto King. Ma di certo ha letto tonnellate di libri fantasy dell’ultima ora, e di sicuro tutti quelli che le logiche di marketing spingono nelle librerie.

Gervaso vuole scrivere, ma è immerso fino al collo nella sua stessa merda. Non è colpa di Gervaso se è passato da Geronimo Stilton a Harry Potter senza passare da autori fondamentali per la propria formazione. Chiedo a Gervaso se conosce almeno la LeGuin, ma nulla. Niente. Niet.

Va anche bene finché ti becchi una Rowling che il suo mestiere lo sa fare, ma se ti scontri contro un Paolini o una Troisi allora rischi di farti male e non sapere nemmeno cosa ti ha investito. Senti solo sapore di sangue tra le labbra e le mutande sporche di merda, ammesso di avere la sensibilità sufficiente per accorgertene. Vogliamo parlare della saga di Dragonlance? Margaret Weis ha scritto 431 opere tra romanzi e racconti. Io non posso certo dire, con tutta la buona volontà di questo mondo, che una che ha scritto una tale quantità di roba sia incapace di scrivere. Ma andiamo poi a leggere per bene la sua biografia e scopriamo che le Cronache di Dragonlance sono nate come un progetto commerciale, e fatalità gestiti e plottati da una che lavorava nell’editoria già da dieci anni. La Weis non legge fantasy. La Weis scrive quello che il giocatore di ruolo vuole leggere.

Quei libri sono stati scritti col preciso scopo di farlo venire duro agli adolescenti giocatori di ruolo, non certo di scrivere un capolavoro letterario. Sono l’equivalente di un Harmony, solo che qua ci sono spade e draghi. E non c’è nulla di male a leggere gli Harmony o del fantasy di bassa qualità, basta non avere l’illusione di diventare grandi scrittori leggendo solo quelli.

Medesimo principio si applica all’appassionato monomaniaco di qualsiasi genere con velleità creative: è lecito cadere in un cortocircuito logico, dove avere un solo punto di vista rischia di diventare distruttivo.

cane mostruoso

Classico esempio di romanzo fentasy alla 12a generazione di incrocio consanguineo

Il gioco di ruolo di per sé è un ottimo esercizio creativo, ma non basta. La costruzione di un vocabolario retorico, la capacità di lettura di stili diversi e del perché di alcune scelte narrative, passano attraverso la pluralità di generi e di letture. Il fantasy conta una quantità di libri di merda perché vive di incroci tra consanguinei, e voi provate a incrociare generazioni su generazioni di cani imparentati fra loro. Come minimo vi viene fuori un cane del cazzo come il carlino.

La presenza poi di un’entourage che è convinto che la scrittura sia equivalente a una sessione estesa di gioco di ruolo depaupera terribilmente la cultura narrativa.

Non voglio essere frainteso: il fantasy ha la stessa identica dignità di qualsiasi altro genere. Il punto è come viene scritto.

Quando dico di aprire i propri orizzonti letterari non intendo “smetti di scrivere fantasy e scrivi qualcos’altro” bensì “leggi tutto, leggi avidamente, scopri cosa c’è fuori dalla porta e poi, se ancora ne avrai voglia, scrivi del fantasy che esuli dalle logiche amatoriali del ragazzino che vuole scrivere il nuovo Signore degli Anelli senza aver prima una sufficiente cultura letteraria, o che vuole prolungare la sega della sessione di ruolo del sabato sera“. E di personaggi simili è pieno il web. Quando poi scopro che c’è chi continua a trasmettere una cultura dozzinale della narrazione, ho i travasi di bile.

Se proprio proprio dovete inseguire un sogno che lascerà di voi soltanto qualche schizzo di merda e viscere sui binari del treno della vita, cercate almeno di essere preparati. Uscite da quella cazzo di zona di comfort e aprite un libro che non leggereste mai. Osate. Può andare bene anche qualcosa di quel finocchio di Sedaris, basta che non sia fantasy.
Farete del bene a voi e ai poveri scoiattoli, che non vedranno più il loro albero abbattuto per una storia di merda.

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