principe valium

Il principe Valium

Per fortuna che avevo preparato un piano editoriale. Tutto bello ordinato, con le caselline colorate, con gli argomenti, le classi di contenuto, i titoli e cippalippalaminchia. In pratica un documento identico a quelli che redigo per i piani di comunicazione dei miei clienti, con una differenza: riesco a seguire i loro, ma se il progetto è mio inevitabilmente va tutto a puttane.

Ci ho creduto per almeno due ore, giusto il tempo di creare il documento, compilarlo, vederlo completo nel suo splendore e farmi venire un’erezione ai vari ooooh! aaaah! Che bravoooo! comparsi in risposta alla proclamazione della mia intenzione su Facebook. Poi, come al solito, sono stato fagocitato da mille impegni e scazzi lavorativi, dalla musica e dalla scrittura (e questa cos’è? – direte voi.  Seghe – rispondo io) e il blog, con il suo bel calendario editoriale, è andato a farsi fottere.

Purtroppo sono un inguaribile romantico (qualcuno direbbe un’inguaribile testa di cazzo, e a ragion veduta) e pertanto sono ancora qua, con mille riflessioni che ronzano nel vuoto pneumatico del mio cervello¹.

Che faccio il copywriter credo lo sappiano anche i sassi. Che sia una persona ansiosa pure, dal momento che rompo le scatole ad amici e parenti con le mie puttanate da anni (da sempre).

Che la vita d’agenzia del creativo sia un inferno beh, forse non lo sapete.

Anzi, sono quasi certo che molti nutrano la convinzione che lavorare nella comunicazione sia tutto uno stare su Facebook, spicciottare con Instagram, farsi venire idee fighe e scriverle su una lavagna con i gessetti colorati e BAM! la campagna virale è fatta. Ecco, non è proprio così. C’è il cazzeggio sui social, ci sono le belle idee e c’è pure la lavagna, ma vi dimenticate della parte principale di questo lavoro:  le rotture di coglioni e l’ansia da prestazione. 

(Ora vi dico una cosa, voi tenetela bene a mente che ci servirà in futuro: il ROI sui social – e su buona parte del copywriting – è pressoché inquantificabile, ma ciò non preclude al cliente di chiedertelo.)

Io mi sveglio di notte. Per mille ragioni, non ultime le istanze dei miei gatti, più spesso per l’ansia che viene a trovarmi nel cuore della notte come un’amante fedele e mette una mano gelida sul mio cuore mentre con l’altra mi masturba le sinapsi. Mi sussurra all’orecchio parole sconce di lavoro, pensieri ipocondriaci, paure d’inadeguatezza. A volte tace e mi fotte con la sua sola presenza, senza alcun motivo apparente.

L’ansia è gelosa, mi vuole tutto per sé: per questo odia quando il principe Valium mi bacia sulle labbra prima di dormire. Ne sente il profumo agrumato e se ne va, offesa.

A me piace parlare della mia ansia e del mio lavoro. Mi fa sentire meno solo. Per questo apro – con spavalderia e incoscienza – una nuova sezione sul sito chiamata proprio “Il principe Valium”.

Così vi regalo un bel viaggetto nella mia testa, e non dite che non vi voglio bene.

 

¹ nel vuoto pneumatico il suono non si trasmette. Niente ronzii, quindi. Niente di niente. O forse il mio cervello non è poi così vuoto.

 

 

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