La forza evocativa di un immagine

Lo so, sono in ritardo. Avrei dovuto rompervi le uova con una recensione e un editoriale che parla di copywriting e invece ero a Londra – città alla quale mi sento di appartenere e nella quale con ogni probabilità non vivrò mai – a uccidermi di birra e British Museum.

Ho visitato il British ormai 5 volte. Conosco la singola posizione dei reperti, e tutte le volte che mi trovo di fronte agli ortostati assiri della caccia al leone vengo colto dalla commozione. È più forte di me, è come se provassi lo stesso dolore di quei felini trafitti dalle frecce del re. Per chi non sapesse a cosa mi riferisco ecco un’immagine.

Il dolore è tangibile

Magari un giorno metto in piedi una gallery con altre foto di questi splendidi bassorilievi che ornavano il palazzo di Ashurbanipal a Ninive.

Ciò che voglio puntualizzare è il valore evocativo di un’immagine (e vero motivo alla base di questo post) e come possiamo utilizzarlo per la nostra scrittura.

La scrittura è meravigliosa anche per il suo potere di creare veri e propri affreschi di quanto leggiamo, con il solo aiuto della nostra immaginazione. Ed è vero anche il contrario, cosa forse non scontatissima: le immagini possono aiutarci a stimolare la nostra fantasia, a focalizzare, a descrivere un ambiente, una scena, un personaggio.

Faccio uso di questa tecnica da un po’, e lo spunto mi è giunto da mia madre (illustratrice e arpia, ma questo è un giudizio del tutto filiale) qualche anno fa, quando le mostrai una delle tavole di BlackSad (una delle mie graphic novel preferite, della quale ho scritto su RFL). Nel momento stesso in cui le ho mostrato l’illustrazione mi ha detto “c’è uno studio dietro, quasi di sicuro con delle foto. Nulla è lasciato al caso”. Mia madre dice un sacco di cose, ma quando parla di illustrazione mi fido ciecamente. E in effetti ha senso: perché un illustratore non dovrebbe ispirarsi alla realtà? E perché non dovrebbe farlo uno scrittore?

Nulla è lasciato al caso

Com’è ovvio non mi sono inventato nulla. Ho scoperto più tardi che, come me, moltissimi altri scribacchini traggono ispirazione nelle immagini. Io ho trovato un validissimo alleato in Pinterest, che mi permette di cercare, raccogliere e catalogare immagini che poi utilizzo senza ritegno per ispirarmi. A volte (come nel caso della board Parigi 1880) servono per calarmi in un’ambiente che non conosco, altre ancora da sole racchiudono una forza simbolica da mettere in atto il processo creativo.

È questo, ad esempio, il caso di un’immagine bellissima che rappresenta il gatto di Alien, Mr. Jones con una larva di xenomorfo in bocca. Un gatto su un’astronave che – nonostante la fantascienza che lo circonda – si comporta esattamente secondo la sua natura felina. E io, che per la testa ho da un po’ di tempo in progetto una serie di racconti di fantascienza nei quali gli animali viaggiano per le stelle a fianco dell’uomo, ho provato il rimescolamento e il prurito alle mani che sempre mi coglie quando ho l’urgenza di partorire una storia.

Le immagini sono importanti. La vista è il nostro senso più forte, e impatta sulla nostra percezione della realtà. Utilizzare l’arte, la fotografia e il disegno per focalizzare la nostra creatività è più che lecito, e forse addirittura fondamentale per dare vita a storie più vivide e vibranti di colore e dettagli.

Facciamo un gioco: prendete un’immagine, e scrivete un racconto su di essa. Poca roba, diciamo 600-1000 parole. È un esercizio utile, in particolar modo quando la penna sembra arida d’inchiostro. Dai, interagiamo un po’ 😉

 

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