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What goes around, comes around

Un divano, una sala dai soffitti alti alti, una casa che – sebbene buia, come tutte le case dei vicoli genovesi – mi piace da impazzire. 

Attorno a me gli strumenti, il portatile sulle ginocchia, la gatta sul cuscino e il cane sul tappeto. Russano entrambi. E io che apro il blog e sputo un post, così, per una serie di fortunati eventi.

Il punto è che a volte la vita sembra venirti addosso. Nonostante i programmi qualcosa di imponderabile decide per te, stravolge i piani o li asseconda, rende possibile l’impensabile, unisce i puntini e scombina le carte.

Succede, allora, che la scrittura (quella creativa, le storie che avevo accantonato per fare spazio alla musica) gratti dietro la porta della coscienza e si presenti come un’opportunità che sarebbe stupido rifiutare. Che il mio lavoro come copywriter prenda strade inattese e torni a emozionarmi. Che le arti marziali riprendano a far parte della mia routine e che abbia ritrovato il piacere di cucinare e di stare con gli altri.

Insomma, sembra l’alba dei morti viventi, ma sono morti belli. Sono resurrezioni, più che riesumazioni.

Al di là degli unicorni che vomitano arcobaleni (perché sì, sono sempre il lamentone di sempre, ma almeno adesso vengo colto da una certa leggerezza d’esistere) credo che questa Genova sia arrivata nella mia vita per uno scopo. Quale, non lo so. Intanto mi godo il momento.

 

Di caruggi, blues e cambiamenti

Il dado è tratto: nell’arco di un mese mi trasferirò a Genova con Arianna.

Lei tornerà a curare i suo vecchietti con la bronchite al Policlinico San Martino, io a suonare, scrivere e lavorare dal nostro nuovo castello in mezzo ai caruggi.

Sì, perché alla fine abbiamo fatto la scelta più difficile: tra un bell’open space nuovo di zecca in zona Sturla e un vecchio palazzo del ‘700 in pieno centro cosa potevamo scegliere?

senza fruttarolo sotto casa non si può stare.

Ovviamente.

Soffitti alti più di quattro metri, una cucina addossata al coro di una chiesa con tanto di nicchia residua per la madonna e acquasantiera di marmo dove mettere la bottiglia di gin del mese, tanto spazio da riempire con le librerie e chissà che non ci scappi pure un angolino di muro per un pianoforte verticale, che altrimenti mi annoio.

 

In molti mi hanno fatto la domanda: “e con The Fox and the Cat come farai?”.

Oh, il blues non muore. MAI. 

Semplicemente tanta, tanta programmazione in più, ma anche possibilità nuove: tutti i locali di Genova in cui fanno musica dal vivo (e sono tanti), la possibilità di suonare per strada a Genova ogni volta che ci pare (e vi assicuro che la città di De André è il paradiso dei buskers), Torino a un paio d’ore d’auto (altra città che ha capito il valore dell’arte di strada) e tutta la Francia da esplorare.

Già, perché tra le altre cose si prepara un nuovo Feral Tour del Gatto e della Volpe. Sembra abbia già un nome e un itinerario: La chanson du renard et du chat dovrebbe toccare Genova, Torino, Ginevra, Lione, Avignone, Marsiglia e Nizza.

Semplice, no? 

That’s it, per ora è tutto. Stasera si parte per un weekend genovese.
Dovrò pur trovare un pub dove scaldare lo sgabello, no?

 

 

Facce da Nepal

2 commenti

A ottobre partirò per un altro viaggio in Nepal. Il terzo, per la precisione.

Che abbia un’ossessione per quel paese è ormai noto anche ai sassi. Che cosa trovi in quel posto pieno di polvere, cani randagi e condizioni igieniche precarie è un mistero ai più. 

Mi consola che, in questo amore viscerale, non sono solo. Il Nepal ha la capacità di stregare, di lasciare un senso di meraviglia intossicante, del quale non si riesce più fare a meno.

Arianna, la mia compagna, è una che difficilmente torna due volte nello stesso posto. Quando le dico torniamo ancora una volta mi risponde con un’occhiataccia e risponde abbiamo così tanto mondo da vedere ancora, adesso basta.

Però stasera le preparo Dal Bhat, il tipico riso e lenticchie onnipresente nella dieta nepalese,e so che non vede l’ora. Perché fa finta di niente, ma la sento sospirare quando guarda le foto dei nostri due mesi di volontariato a Kathmandu. La sento, quando dice a mezza voce mi manca il Nepal.

Il Nepal è molte cose. Oggi vi mostro alcune facce. Incredibili, rugose, innocenti, a volte bellissime. Per questo tornerò a breve, fra pochissimi mesi. Per la terza e non certo ultima volta.

Se volete leggere un articolo sul mio primo viaggio in Nepal vi consiglio di visitare I viaggi dei Rospi, dell’amica Alessandra Granata, per cui ho scritto un resoconto di quella prima, incredibile esperienza. 

Buona lettura e fatemi sapere cosa ne pensate.